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Intelligenza Artificiale per la didattica Intelligenza Artificiale per la didattica

Intelligenza Artificiale per la didattica

Intelligenza Artificiale per la didattica

Educare all’IA: competenze per la classe

a cura di Matilde Basilicati, consulente in modelli del linguaggio e Intelligenza Artificiale


Normative e aree di svilppo


L’impiego di nuove tecnologie nella scuola richiede sempre particolare attenzione. Il 13 marzo 2024 il Parlamento Europeo ha approvato l’AI Act, il primo regolamento al mondo per lo sviluppo e l’impiego  dell’intelligenza artificiale. I sistemi che ne fanno uso vengono classificati in base a quattro livelli di rischio.
L’educazione rientra esplicitamente tra i settori ad “alto rischio”, ovvero il livello che comprende sistemi permessi, ma soggetti a un’attenta supervisione umana. Questo perché, in ambito educativo, l’IA potrebbe influenzare l’accesso ai luoghi di istruzione, la valutazione dei risultati dell’apprendimento e il monitoraggio di chi apprende.
Tenendo conto di questo, il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) ha pubblicato le Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale, un documento di riferimento per l’adozione dell’IA nelle istituzioni scolastiche che include anche i quadri delle competenze per allievi/e e insegnanti stilate dall’UNESCO, Guidance for generative AI in education and research (2023).

Normative e aree di svilppo

Uso responsabile da parte dell’insegnante


Concretamente, quindi, si può usare l’IA per potenziare la preparazione e l’organizzazione della didattica (MIM) ma la valutazione degli studenti e delle studentesse, l’interpretazione del percorso di apprendimento e la scelta delle strategie didattiche rimangono prerogativa umana. Il principio cardine è: l’IA può essere usata in classe, ma qualsiasi output deve essere vagliato dalla persona.

Il docente rimane responsabile della qualità, appropriatezza e accuratezza di tutto ciò che presenta alla classe. Ogni uso di IA in classe dovrebbe essere dichiarato e giustificabile dal punto di vista pedagogico.

Insegnare a studenti e studentesse l’uso responsabile dell’IA


I più giovani sono sempre i primi a provare la novità e, se la trovano interessante, essa diventa rapidamente parte integrante delle loro abitudini. È allora fondamentale per i docenti capire che cos’è l’IA e come funziona. Se il ruolo dell’insegnante è quello di preparare i ragazzi e le ragazze a vivere nella società, non si può prescindere dall’educazione all’uso di questa tecnologia. Non si parla tanto di abilità tecniche, quanto dello sviluppo di competenze trasversali in un mondo sempre più automatizzato e inondato di informazioni. È cruciale educare alla responsabilità etica, alla consapevolezza cognitiva e al pensiero critico.

L’obiettivo è far capire agli studenti e alle studentesse quando, come e perché usare l’IA, quale sia l’equilibrio tra potenziare l’apprendimento con la tecnologia e il delegare all’IA la scrittura di testi o la risoluzione di problemi fino a diventarne dipendenti. Più in generale, gli studenti devono:

  • saper riconoscere i limiti dell’IA;
  • comprenderne le implicazioni etiche;
  • sintetizzare e analizzare criticamente le informazioni ottenute per valutarne l’affidabilità e la rilevanza; saper problematizzare la risposta.

Privacy e sicurezza


Quando si interagisce con un chatbot, gli scambi potrebbero essere collezionati e usati per “migliorare” il modello, ovvero addestrare la versione successiva. Sebbene le conversazioni vengano solitamente anonimizzate, è comunque tassativo tutelarsi e non condividere mai informazioni sensibili, come:

  • informazioni personali (né proprie, né di allievi e allieve): nome, cognome, codice fiscale, indirizzo, telefono;
  • dati sensibili di studenti e studentesse: voti, valutazioni comportamentali, diagnosi mediche, situazioni familiari problematiche;
  • documenti ufficiali: registri di classe, verbali, comunicazioni interne alla scuola.

È buona pratica usare sempre dati fittizi o esempi generici quando si vuole testare l’IA su situazioni reali. Per esempio, invece di “Marco Rossi ha preso 4 in matematica”, scrivere “uno studente ha difficoltà in matematica”.

L’arte di comunicare con l’IA


L’arte di comunicare con l’IA

Gli esseri umani comunicano attraverso la parola basandosi su quello che il filosofo del linguaggio Paul Grice negli anni ’70 chiamò il “principio di cooperazione”, secondo il quale una conversazione è una collaborazione da parte degli interlocutori verso un obiettivo comune. Per avere successo, questo scambio dialogico applica delle assunzioni implicite sulla quantità di informazioni da dare, sulla loro veridicità, sulla chiarezza e sulla pertinenza rispetto al contesto.
Un chatbot non è un interlocutore umano, ma un modello del linguaggio che esegue comandi e che (almeno per ora) non comprende gli impliciti conversazionali: non sa quante informazioni dare se non specificato, non distingue tra vero e falso (sia in quello che dice l’utente, sia in quello che risponde), non conosce il contesto per compiere osservazioni pertinenti o chiedere chiarimenti e non usa spontaneamente ambiguità, battute o sarcasmo. Non a caso, i tecnici del settore non “parlano” con i sistemi di IA, ma fanno prompting (in inglese: “sollecitare, dare il via”).

La formula del prompt efficace


L’input che l’utente dà al chatbot si chiama “prompt”. Per fornire al modello una richiesta efficace, il prompt deve comprendere:

  • un contesto: non bisogna dare per scontato che il chatbot conosca la situazione, ma specificare che si è un(a) docente, di quale grado, materia e tipo di classe;
  • un ruolo: indicazioni come “comportati come un ricercatore di storia medievale” o “rispondi come un docente di scuola primaria” cambiano completamente il registro della risposta;
  • un compito: è bene specificare chiaramente al chatbot che cosa deve fare. Anziché “aiutami con questa presentazione”, è meglio chiedere: “scrivi una scaletta per una presentazione di 10 minuti sulla Rivoluzione industriale”;
  • un formato: indicare sempre il formato che deve avere l’output (un elenco puntato, un paragrafo di 200 parole, una tabella, un’email formale, ecc.).

Si tratta di imparare a comunicare efficacemente con uno strumento: non tutti gli elementi devono essere sempre presenti, ma maggiori sono la specificità e l’attenzione poste nella costruzione del prompt, significativamente maggiore sarà la qualità delle risposte.

La didattica con la AI. Riposte in breve


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